Lavora con Mimu
Come scegliamo a chi proporre una visita
L'informativa sul sistema automatico che propone le visite alle Presenze Mimu (decreto Trasparenza, d.lgs. 104/2022)
Che cosa fa, e che cosa non fa
- Quando una famiglia chiede una visita, un sistema automatico di Mimu decide a chi proporla e in che ordine. Propone soltanto: non assegna nessuno a nessuno.
- La prima persona che accetta la prende. Se dici di no, o non rispondi, non succede niente: nessun punteggio, nessun conto delle risposte, nessuna conseguenza sulle visite dopo. Non esiste una colonna in cui scriverlo.
- Il sistema non decide niente su di te: non sospende, non certifica, non esclude. Quelle cose le fa una persona di Mimu, con nome e cognome.
- Tre cose succedono da sole, e te le diciamo prima: se la vigilia non rispondi «Ci sono» entro qualche ora, Mimu cerca un'altra persona e la visita può passare a lei; se all'ora della visita non hai toccato «Sono qui» e la famiglia dice che non c'è nessuno, la visita si chiude senza compenso; se non tocchi «Ho finito», la visita si chiude con il tempo prenotato. Ognuna la puoi contestare scrivendo a Mimu.
- Finché non hai accettato i termini per chi lavora (la versione in vigore, nella tua area), nessuna visita ti viene proposta.
Che cosa guarda, in ordine
- Se puoi andarci: la certificazione valida, i termini accettati, la visita dentro il raggio che hai scelto, nei giorni e nelle ore che hai scritto (senza una settimana scritta non ti arriva niente), senza un'altra tua visita nelle stesse ore, e non a una famiglia che ha chiesto un'altra persona.
- Per una chiamata di mezz'ora il raggio non conta: può arrivarti da tutta l'Italia, e conta di più quello che avete in comune, a partire dalla lingua e dalle tre risposte che la famiglia ha scritto o registrato su di lei.
- La persona di fiducia della famiglia, per prima: chi la famiglia ha già scelto riceve la proposta da sola, per un po', prima delle altre.
- Quello che serve a quella visita: una pratica da sbrigare va prima a chi le pratiche le sa fare; una persona che parla un dialetto va prima a chi lo parla. Quando la visita chiede una cosa che la persona di fiducia non sa fare (una pratica, o una lingua chiesta apposta nella richiesta), la proposta parte da chi la sa.
- Quello che avete in comune: la lingua o il dialetto, le passioni, la stessa squadra, un lavoro di una volta, quello con cui ti trovi bene in una casa (animali, scale, la pazienza con la memoria).
- Quello che hai scritto di voler evitare: chi non sopporta il fumo non va dove si fuma. E quello che la famiglia chiede di evitare.
- Le visite già fatte con quella persona e con quella famiglia: la continuità conta.
- Com'è andata, detto dalle famiglie che hanno pagato la visita: dopo ogni visita rispondono a tre domande: puntuale, gentile, ha fatto quello che serviva. Con la stessa famiglia, ogni «è andata bene» ti porta un po' più su e ogni «qualcosa no» un po' più giù. Con tutte le famiglie insieme conta solo dopo tre risposte, negli ultimi sei mesi, e solo se meno di due su tre sono «tutto bene». Non ti esclude mai da niente: cambia l'ordine, e basta.
- L'equità: chi ha avuto meno visite di recente viene prima. Le proposte a cui non hai ancora risposto non cambiano il tuo ordine; solo, con quattro in attesa non ne ricevi altre finché non rispondi a una.
- Il livello della certificazione: ogni livello oltre il primo porta un po' più su.
- La distanza da dove parti, in linea retta.
Che cosa non guarda mai
- L'origine, la nazionalità, la fede, l'età, l'aspetto, la tua salute, il genere: non ci sono i campi, e quello che non c'è non si può usare. Della persona che riceve la visita non si usa nessun dato di salute: solo la voce «serve pazienza con la memoria», se la famiglia l'ha scritta fra le cose della casa. Se la famiglia ha lasciato scritto qualcosa sulla fede, il sistema non lo legge.
- Le tue risposte alle proposte: quante volte hai detto di no, o non hai risposto, non entra in nessun conto.
Come arriva una visita
- A ondate di cinque persone alla volta, dalla più adatta, con un po' di tempo fra un'ondata e l'altra. Se tutte le persone di un'ondata hanno detto di no, la successiva parte subito. Quando manca meno di un'ora, non si propone più niente.
- Prima di accettare vedi il giorno, l'ora, la zona, quanto dura e quanto prendi. L'indirizzo, le note e il telefono di chi l'ha chiesta arrivano solo dopo il tuo sì.
- L'ordine in cui le persone ricevono la proposta non si mostra a nessuno: né a te, né alle altre, né alla famiglia.
- Il punto da cui parti non è mostrato a nessuno: serve solo a misurare la distanza.
Chi controlla, e come chiedere spiegazioni
- Per ogni proposta resta scritto, in un registro che leggono solo le persone di Mimu, perché la visita è stata proposta a chi. Una persona di Mimu può leggerlo, spiegartelo e correggere quello che non torna.
- Puoi chiedere perché una visita ti è stata proposta, o perché non ti è stata proposta, scrivendo a contatto@mimu.plus: ti risponde una persona.
- Le risposte delle famiglie non sono pubbliche e non le vedi una per una, ma puoi chiedere a contatto@mimu.plus che cosa dicono di te. Se una ti sembra ingiusta, dillo: una persona di Mimu la guarda con te.
- Il sistema sbaglia quando il tuo profilo è incompleto o vecchio: le lingue, le competenze, le passioni, i giorni e il raggio li cambi quando vuoi dalla tua area, e la modifica vale dalla proposta successiva.
Quali dati usa, e per quanto
- Il tuo profilo (competenze, studi, lingue e dialetti, passioni, quello che vuoi evitare), i giorni e le ore in cui ci sei, il CAP e le coordinate del punto da cui parti, il raggio, il livello della certificazione, se hai accettato i termini, le visite che hai fatto e quelle in programma, quante proposte hai in attesa (solo per il tetto di quattro), e le risposte delle famiglie su com'è andata degli ultimi sei mesi.
- Del profilo di chi riceve la visita usa le lingue, le passioni, la squadra, com'è la casa e quello da evitare. Mai la fede, anche se la famiglia l'ha lasciata scritta con il suo consenso.
- Questi dati restano finché lavori con Mimu. Se te ne vai, restano solo quelli che la legge chiede di tenere per il fisco, e per il tempo che chiede.